Ferdinando Ghelli, artista dalle molteplici sfumature

 

Architetto, scenografo, costumista, pittore, il fiorentino Ferdinando Ghelli è stato un artista dalle molteplici sfumature. Nato a Firenze nel 1920, docente all’Accademia delle Belle Arti, ha collaborato con il Maggio Fiorentino e alla Rai TV nei vari centri di produzione. 

Lo spaccato del teatro della Pergola in legno come era nell’anno della sua inaugurazione, nel 1651, ricostruito sulla base di stampe dell’epoca, con dovizia di particolari, è uno degli ultimi lavori di Ghelli. Ci si accorge subito vedendolo, della passione che l’artista ha messo nelle sue opere, dalle poltroncine rivestite in velluto rosso, le scenografie rese mobili da un marchingegno sotto la platea, le luci che illuminano la scena e i palchetti, i dipinti, gli intarsi in legno. Tutto rigorosamente fatto a mano.

Ferdinando Ghelli era figlio di un falegname infatti e tale insegnamento gli è servito per avere maestria anche con il legno. Nella sua ultima residenza a Figline Valdarno sono numerosi bozzetti di costumi, dipinti realizzati su lastre di rame, marchingegni in legno. Di quest’ultime, si ammirano una catapulta, ma anche un onagro e una balista. La sensazione che si prova entrando nella sua ultima casa, è che l’artista continui a vivere lì, come se si spostasse da una stanza all’altra e tu non riesca mai a incontrarlo. Proprio come una scenografia dove la sorpresa visiva incanta lo spettatore e lo accompagna in una dimensione onirica. Così “San Giorgio e il drago”, dipinto imponente in una delle stanze, ricorda quel silenzio che si percepisce in alcuni dipinti di Paolo Uccello, pittore onirico del suo tempo. Una Principessa non finita, un drago femminile con feroci artigli, ma occhi incantevoli e corpo formato da piume di pavone. In ogni stanza, aprendo un qualsiasi cassetto, si trovano bozzetti di costumi di scena, alcuni degli anni Sessanta. “Il malato immaginario”, “Elisir d’amore” di Donizetti, “Nozze di sangue”, sono solo alcuni dei tanti film e opere per le quali ha eseguito scene e costumi. “La volontà di mio padre, ci racconta Iacopo, in passato fu quella di poter donare in comodato d’uso, al Comune di Figline Valdarno, alcune delle sue opere per renderle disponibili all’ esposizione,  all’interno del Teatro Garibaldi. Cosa che all’epoca non si concretizzò. Ora noi figli eredi siamo pronti a valutare le proposte del Comune”. Il teatro, seconda casa dell’artista, sarebbe il luogo perfetto per ospitare alcune delle produzioni di Ghelli. Un modo per non perdere memoria di un lavoro di una vita che ha contribuito alla nostra cultura fiorentina e a far sognare, in quelle scenografie, centinaia di spettatori che si sono seduti in quelle poltroncine del teatro. Signori, va in scena la meraviglia…

GALLERY FOTOGRAFICA DEL MODELLINO

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